Tempio della Concordia a Roma e i sesterzi di Tiberio

By maggio 10, 2015 Uncategorized 14 commenti
Tempio della Concordia sesterzio di Tiberio

Sesterzio di Tiberio con raffigurato il tempo della Concordia

In questo articolo ti parlerò del tempio della Concordia a Roma e dei sesterzi di Tiberio. Su una serie di sesterzi databili fra il 34 e il 37 d. C.  emessi dalla zecca di Roma viene raffigurato al dritto un tempio esastilo corinzio con cella disposta in modo trasversale rispetto al pronao. Il tempio della Concordia è preceduto da una gradinata di quattro scalini (su alcuni esemplari se ne notano solamente tre) fiancheggiati da due piedistalli su ognuno dei quali c’è una statua: quella a sinistra, raffigurante Mercurio, il quale è in piedi di fronte, stante sulla gamba destra e sostenente una borsa; quella a destra, raffigurante Ercole in piedi di fronte, stante sulla gamba sinistra, con la mano sinistra sulla nuca in atto di coronarsi e con la destra sostiene una clava. Al centro della facciata del tempio della concordia, fra le colonne, si apre la porta d’ingresso al tempio e si scorge la statua di culto messa in posizione centrale rispetto alle sei colonne. La Concordia Augusta è raffigurata seduta su un’alta base sostenente uno scettro con la mano sinistra e una patera con la destra. Al fianco del pronao, sulle ali laterali, si aprono due finestre rettangolari (su alcuni esemplari sono raffigurate quadrate). In cima al frontone, proseguendo dall’esterno verso il centro, ci sono due figure alate in piedi identificabili in due Vittorie, che possono richiamare al trionfo germanico del dedicante, che affiancano due figure stanti vestite in abiti militari con una lancia ciascuno. In queste ultime figure sono stati visti i fratelli Tiberio e Druso. Sulla sommità del frontone ci sono tre figure con lunghi abiti allacciate fra loro, probabilmente interpretabili come la dea Concordia con due divinità associate al suo culto, forse la Pace e la Salute, oppure Sicurezza e Fortuna. Alle estremità della cella del tempo della Concordia, ci sono due figure acroteriali, in alcune monete sono visibili solamente nella parte superiore, rappresentanti delle Vittorie. Grazie al ritrovamento delle iscrizioni dedicatorie nella cella del tempio durante gli scavi condotti dal Fea nel 1817, si poté dare la giusta collocazione del tempio della Concordia nel foro romano.

Gli studi seguenti di topografia identificarono giustamente questo tempio con quello rappresentato sul rovescio di alcuni sesterzi in questione. Tiberio il 1 gennaio 7 a. C. votò la restaurazione del tempio della Concordia nella Curia Ottavia durante altre manifestazioni narrate dallo storico Cassio Dione. La dedica dell’edificio avvenne solamente il 16 gennaio 10 d. C. quando Tiberio lo dedicò per se stesso e per suo fratello defunto, Druso. È stato proposto dal Gasparri che anche la votazione del tempio sia avvenuta il 16 gennaio del 7 a. C. e non il 1 gennaio dello stesso anno, come ci ha tramandato Cassio Dione; questo perché Ovidio iniziò a scrivere i Fasti nel 3 d. C. e la loro redazione si arrestò nel 8 d. C. a causa dell’esilio a Tomi del poeta; quindi secondo Gasparri, Ovidio non può aver cantato nel suo poema la dedicazione del tempio della Concordia nel 10 d. C., bensì il voto di Tiberio del 7 a. C. Questo dato può essere parzialmente errato, poiché dopo la morte dell’imperatore Augusto, Ovidio dall’esilio apportò alcune modifiche alla prima parte dei Fasti come ad esempio la dedica dell’opera che fu per Germanico. Quindi non si può essere sicuri se il giorno suggerito da Ovidio sia quello del voto o quello della dedica dell’edificio sacro; dal testo non si riesce a comprendere se l’autore parli dell’uno o dell’altro evento, ma la cosa esplicita è l’adulazione dell’autore per Tiberio, il quale aveva riportato la pace nei confini nordici, dove a più riprese fu impegnato fra il 16 a. C. e l’11 d. C.. Questa celebrazione che fece Ovidio per Tiberio può aver significato l’avvenuta definitiva nomina di Tiberio da parte di Augusto alla successione dinastica al trono di Roma, quindi si potrebbe intuire che Ovidio accenni all’evento della dedicazione del tempio della Concordia piuttosto che al suo voto, essendo questa avvenuta dopo il 7 a. C.

Tempio della concordia: secondo sesterzio di Tiberio

Altro stupendo sesterzio di Tiberio dedicato al Tempio della Concordia

Grazie alla moltitudine di doni che la famiglia imperiale si apprestò ad effettuare, il tempio divenne un vero e proprio museo di antichità, le cui opere più importanti vennero elencate da Plinio il Vecchio nella sua opera. Tiberio durante il suo ritiro a Rodi costrinse gli abitanti dell’isola a vendergli una statua di Hestia per il tempio della Concordia, che ancora era in costruzione. Augusto stesso dedicò quattro elefanti in ossidiana pro miraculo e Livia donò la famosa sardonica appartenuta a Policrate, tiranno di Samo. Sempre Plinio ci tramanda che erano esposte tre pitture: il Marsia di Zeusi, il Dioniso di Nicia e la Cassandra di Theoros ; poi vi erano anche delle statue bronzee di maestri greci del IV-III sec. a. C.: Latona con Apollo infante e Artemide di Euphranor, Apollo ed Era di Baton, Ares ed Hermes di Piston, Demetra, Zeus ed Atena di Stemnis, Asclepio ed Igea di Niceratus. La rappresentazione ideologica della Concordia quindi non era più come quella repubblicana: la nuova Concordia rispecchiava in un’altra forma l’idea enfatizzata della Pax Augusta; questo si manifesta chiaramente nel programma scultoreo del tempio, forse curato dallo stesso Tiberio. Le strutture del tempio della Concordia che ci sono pervenute appartengono alla ricostruzione tiberiana: il tempio era addossato al Tabularium tanto che il podio è appoggiato contro questa struttura; la cella si presenta di forma rettangolare con la larghezza quasi il doppio della lunghezza (45 x 24 m.) per poter sfruttare tutto lo spazio a disposizione. Il pronao (25,60 x 14,80) si affaccia sul lato lungo della cella proprio come appare dalle immagini monetali. Questo schema, dettato dalla conformazione dell’ambiente e dalle strutture preesistenti, è il punto di arrivo di una tipologia templare assai rara e particolare menzionata da Vitruvio e che si ritrova nel tempio di Veiove, nel tempio dei Castori nel circo Flaminio e nel Pantheon. L’architettura dell’edificio, quindi, è riprodotta abbastanza fedelmente sulle monete tiberiane in questione; non possiamo sapere invece se l’esterno del tempio della Concordia fosse stato decorato con tutte quelle statue. Nessuna ricostruzione grafica però ci può ricostruire il fasto e la ricchezza dei colori, lo splendore delle dorature dei bronzi, i riflessi ed i colori dei vari marmi usati. Oltre che sulla moneta di Tiberio, il tempio della Concordia compare anche su un bassorilievo dei musei vaticani. Queste due rappresentazioni hanno molti dettagli in comune, come la struttura complessiva del santuario, il numero delle colonne e lo stile di queste ultime e, cosa molto importante, fra le colonne del bassorilievo si scorgono due divinità di cui una è Roma e una è Concordia. Il bassorilievo è stato datato all’epoca di Marco Aurelio e quindi è probabile che le differenze riscontrate fra le due rappresentazioni siano dovute ai quasi 130 anni che le separano. Infatti notiamo che le finestre laterali mostrate sulla moneta sono diventate delle vere e proprie porte con arco a volta sul bassorilievo e anche la scalinata dinanzi al tempio è variata. Ma queste differenze non dovrebbero distrarci sulla giusta identificazione del tempio. Quest’ultimo dato ha confermato ancora di più che la rappresentazione iconografica del tempio della Concordia sui sesterzi di Tiberio è molto fedele a come doveva comparire all’inizio del I secolo d. C. All’epoca del regno di Tiberio, come sotto l’imperatore Augusto, dalla zecca di Roma ancora escono monete che, quando rappresentano monumenti architettonici, li rappresentano nella maniera più fedele possibile lasciando ai dettagli della struttura la sua giusta lettura; infatti ancora nessuna moneta appartenente a questo tipo ha mai accompagnato la legenda riferita all’immagine. Come si è visto sulle monete provinciali di Augusto, invece, accade esattamente il contrario cioè il monumento appare praticamente idealizzato e per essere riconosciuto deve avvalorarsi per forza della legenda. Grazie di aver letto l’articolo. Gabriele Lepri

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