La restituzione dei trofei partici: analisi iconografiche sulla propaganda monetale augustea

By settembre 8, 2015 Uncategorized 10 commenti
Augusto di Prima Porta

Statua dell’imperatore Augusto: Augusto di Prima Porta o Augusto loricato. Statua in marmo bianco, alta 2,04 metri conservata ai Musei Vaticani.

In questo articolo ti presenterò uno studio sull’intensa propaganda augustea inerente la restituzione delle insegne militari ad opera dei Parti nel 20 a. C., esaminando le serie monetali in grafia latina che furono emesse a Roma e nelle zecche imperiali di Colonia Patricia, Colonia Caesareaugusta e Pergamo.

Obbligai i Parti a rendere le spoglie e le insegne di tre eserciti Romani, e a domandare, supplici, l’amicizia del popolo Romano. Queste insegne, le deposi nel penetrale del tempio di Marte Ultore.[1].

Con queste poche parole Ottaviano Augusto, nel suo testamento ideologico rappresentato dalle Res Gestae, impresse in eterno la restituzione delle insegne militari che in precedenza i Parti sottrassero alle legioni romane nel 53 a. C., conseguentemente alla disfatta del generale Marco Licinio Crasso [2].

La restituzione delle insegne, però, non avvenne come conseguenza di una vittoria di Augusto sul popolo partico, ma grazie a relazioni diplomatiche.  Fin dalla metà degli anni venti del I sec. a. C. i romani furono preparati ad una nuova campagna militare contro i Parti; questa però si svolse in un modo per nulla spettacolare: dopo qualche movimento delle truppe romane a scopo intimidatorio si giunse ad un accordo diplomatico. Nel 20 a. C. il re dei Parti Fraate restituì le insegne, liberò i prigionieri di guerra e mandò a Roma in ostaggio alcune delle sue mogli e anche alcuni dei suoi figli così da riconoscere l’autorità romana nel presente e per il futuro [3].

Sicuramente Augusto prese questa vittoria diplomatica come una grande vittoria bellica, considerando la propaganda che tale evento ebbe sulle arti figurative in contrapposizione alla lunga e sanguinosa guerra contro i Cantabri in Spagna di cui la propaganda augustea poco si interessò; per
dare ancor più risalto alla vittoria diplomatica sui Parti, nel 17 a. C. vennero organizzati munifici Ludi Saeculares impregnandoli di quell’ideologia tesa a propagandare che una nuova età dell’oro era iniziata [4].

Il tema della restituzione delle insegne militari ad opera dei Parti venne raffigurato in moltissime opere come gemme, vasellame, rilievi, statue e grande spazio lo ebbe anche sulle monete che vennero emesse da diverse zecche fra gli anni 20-12 a. C.

Entrando nel dettaglio della monetazione imperiale augustea che si occupò di propagandare il tema centrale di questo studio si può notare che furono quattro zecche ad emettere aurei e denari con al rovescio la rappresentazione della restituzione delle insegne militare, e più precisamente furono: Roma, Colonia Caesareaugusta, Colonia Patricia e Pergamo [5].

Denario di Augusto coniato dalla zecca di Roma il 19 a. C.

Denario coniato dalla zecca di Roma sotto l’imperatore Augusto nel 19 a. C. dove al rovescio è presente un Parto inginocchiato mentre restituisce un’insegna militare

Nel 19 e nel 12 a. C. quattro diversi magistrati monetali [6] della zecca di Roma ornarono i rovesci di denari con la raffigurazione di un militare partico inginocchiato a destra nell’atto di restituire un’insegna militare accompagnata dalla legenda CAESAR AVGVSTVS SIGN RECE. Si può notare che il personaggio viene raffigurato come un barbaro agli occhi dei romani, cioè venne messo in risalto la caratteristica dei capelli e della barba lunghi ed incolti e soprattutto, per marcare la grande differenza con la cultura romana, il parto è raffigurato con pantaloni evidenziati con piccoli righe,
altrimenti confusi con gambe nude, e con un piccolo mantello; invece l’abbigliamento canonico degli antichi romani era la toga. Questo tema venne sviluppato solamente dalla zecca di Roma, sicuramente perché la popolazione della penisola che utilizzava tali monete era abituata al vestire
romano da molto più tempo rispetto alle popolazioni delle province spagnole e galliche che utilizzavano aurei e denari emessi dalle due zecche  spagnole [7].

Denario coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto nel 19 a. C. dove al rovescio è presente il Clipeus Virtutis e due insegne miliari

Denario coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto nel 19 a. C. dove al rovescio è presente il Clipeus Virtutis e due insegne miliari

La zecca di Colonia Patricia (attuale Cordoba) emise nel 19 a. C. degli aurei e dei denari con al rovescio la legenda SIGNIS RECEPTIS S P Q R, nel campo monetale è raffigurato uno scudo con al centro CL V e ai lati un’insegna militare ed un’aquila romana. Lo scudo al centro rappresenta il Clipeus Virtutis, lo scudo d’oro che fu posto nella Curia Iulia nel 27 a. C. accanto alla statua della Vittoria che ricordava la vittoriosa battaglia di Azio [8]. Proprio la vicinanza nella Curia con la statua della Vittoria portò il Clipeus Virtutis ad essere assimilato ad ogni vittoria che ottenne Augusto, diventando un simbolo della vocazione vittoriosa del princeps [9]; molto probabilmente fu questo il motivo che portò alla creazione del rovescio in questione su aurei e denari che raffigura lo scudo della Curia affiancato alle insegne militari. La legenda, inoltre, spiega inequivocabilmente la propaganda raffigurata: l’avvenuta restituzione delle insegne militari ad opera dei Parti; grazie alla presenza del clipeus augusteo il messaggio propagandistico che le monete trasmettevano era che la restituzione delle insegne rappresentava una vera vittoria di Roma sui Parti, anche se poi le vicende non andarono proprio così.

Denario coniato dalla zecca di Roma sotto l’imperatore Augusto nel 16 a.C.

Denario coniato dalla zecca di Roma sotto l’imperatore Augusto nel 16 a.C. dove al rovescio si vede l’arco edificato per il trionfo partico

Ritornando alla zecca di Roma troviamo dei denari emessi da L. Vinicius, triumviro monetale della zecca di Roma del 16 a. C.[10], su cui è rappresentato un arco a tre fornici assai insolito: la sezione centrale, che è molto più ampia rispetto alle altre due, ha due pilastri che sostengono la volta mentre due alte colonne sorreggono un attico sproporzionato, all’interno del quale c’è la scritta SPQR IMP CAE ed in cima c’è la quadriga trionfale condotta da Augusto; ai lati ci sono due passaggi minori coperti da epistili rettilinei con timpani triangolari, ognuno sormontato da una statua di un barbaro.

Queste due figure sono poste simmetricamente ai lati di Augusto con un braccio proteso verso di lui. La figura di sinistra indossa un copricapo conico e sostiene un arco con la mano destra tenuta dietro la schiena; quello di destra non presenta particolari segni di riconoscimento. Dai diversi esemplari visionati sembra che sostenga nella mano protesa verso Augusto un’asta con sopra una piccola figura (un’aquila?) e nell’altra un oggetto apparentemente non identificabile.

Sin dagli scavi del Richter nel lato sud del tempio del divo Giulio effettuati nel 1888, che portarono alla luce tre fondazioni in cementizio collegabili ad un arco a tre fornici si è avuto un susseguirsi di teorie che in alcuni casi collegarono il ritrovamento a questa moneta.

Mattingly [11], vedendo nei due barbari un arciere ed un fromboliere, disse che l’arco raffigurato nella moneta fosse l’arco Partico; diversa la teoria di Platner e Ashby [12], che videro in questo arco quello Aziatico del 29 a. C., seguendo la teoria di Richter [13]. Questa teoria fu sostenuta anche dal Lugli [14]; invece altri studiosi [15] videro in questa moneta l’arco di arrivo della via Flaminia a Rimini, la quale venne restaurata da Augusto. Della stessa idea furono Babelon e Grueber [16], ma sostennero che quest’arco fosse l’arco sulla via Flaminia subito fuori Roma. Quindi la moneta, non specificando purtroppo di quale arco si tratti, è stata adattata dagli studiosi alle proprie teorie, riconoscendovi ora un monumento, ora un altro.

In questi ultimi decenni quest’arco raffigurato nei denari di L. Vinicio è stato interpretato come l’arco Aziaco, definendo quest’arco a tre fornici [17]. Questa conclusione è stata raggiunta da Coarelli interpretando innanzitutto le statue di barbari che sono in cima ai passaggi laterali: nella statua di
sinistra ha riconosciuto un illirico/dalmata, sostenendo che il copricapo a punta era pertinente a queste popolazioni e i dalmati erano famosi come arcieri [18]; la statua di destra, invece, potrebbe essere interpretata come un egiziano, dal momento che Ottaviano celebrò un triplice trionfo nel 29
a. C. [19], vedendo così nell’arco raffigurato il trionfo di Ottaviano su queste popolazioni.

Ritornando alla raffigurazione dei barbari, si può rifiutare l’interpretazione di Coarelli del dalmata e dell’egiziano, portando questi esempi: sulla corazza della statua dell’Augusto di Prima Porta il Parto raffigurato è si a testa nuda, ma essendo munito di faretra, è raffigurato come arciere [20]; poi sono molti i riferimenti letterari che identificano i Parti come arcieri [21]; infine, cosa molto importante, nelle monete di Traiano abbiamo un’iconografia inequivocabile riguardante i Parti: su alcuni aurei e denari con legenda PARTHIA CAPTA [22] sono raffigurati due Parti seduti ai piedi di un trofeo con accanto le faretre, quindi identificabili come arcieri; su dei sesterzi con legenda REX PARTHIS DATUS [23] è raffigurato il re dei Parti che presenta a Traiano la personificazione della Partia inginocchiata e questa è raffigurata con il copricapo conico. Quindi posso affermare che il barbaro in piedi sopra il passaggio laterale di sinistra è assai verosimilmente un Parto, perché ha un arco e ha il copricapo conico. Per quanto riguarda il barbaro posto nella parte destra dell’arco è più difficile l’interpretazione a causa dell’immagine molto piccola e senza segni molto evidenti; analizzando alcune monete che raffigurano quest’arco, ho notato che il barbaro di destra sostiene nella mano protesa verso Augusto un’asta con in cima una piccola figura, che può essere ricondotta ad un’aquila, quindi si può associare ad un’aquila legionaria, invece nell’altra mano ha un oggetto di difficile interpretazione, ma può ben bastare l’aquila legionaria come simbolo di restituzione delle insegne militari da parte dei Parti ad Augusto avvenuto nel 20 a. C. [24].

Un altro indizio che va a confermare l’individuazione di questo monumento sta nella visione approfondita dei triumviri monetali della zecca di Roma del 16 a. C. per l’oro e l’argento: in quest’anno troviamo L. Mescinius Rufus, C. Antistius Vetus e L. Vincius. Nelle monete coniate da Mescinio Rufo [25] il tema è rappresentato dai ludi secolari svolti nel 17 a. C. dalla salute e dal ritorno di Augusto, che era partito per alcune campagne militari nel 16 a. C. [26]. Antistio Veto [27] ripropone l’augurio di buona salute di Augusto, mentre Vinicio [28] ha come temi l’arco di trionfo in questione e
la restaurazione delle vie principali dell’Italia curata dal princeps, dato che divenne curator viarum nel 20 a. C. [29]. Come si può vedere, i temi raffigurati sulle monete del 16 a. C. e più in generale su tutte le monete imperiali hanno un principio di attualità e non ricordano monumenti o fatti accaduti molti anni prima. L’arco Aziaco è stato dedicato il 29 a. C., una data troppo lontana per attribuire la moneta di Vinicius a questo monumento.

Infine abbiamo il passo di Cassio Dione, che ci conferma che questo non è l’arco Aziaco, ma quello Partico: lo storico ci ha tramandato che per aver riottenuto le insegne partiche, ad Augusto, fra gli altri onori, fu dedicato un arco trionfale [30]; immediatamente dopo aggiunge che <<ciò venne fatto
subito dopo, per celebrare il successo; mentre, al tempo dei fatti, il principe fu scelto come responsabile del sistema viario che si snoda intorno a Roma e, in virtù di queste sue funzioni, fece innalzare il cosiddetto miliario d’oro>> [31]. Passo inequivocabile che rispecchia perfettamente le
monete emesse dal triumviro L. Vinicius nel 16 a. C., l’arco Partico e il riconoscimento per aver riaggiustato le strade come curator viarum. Quindi senza possibilità di dubbio si può affermare che l’arco a tre fornici raffigurato sul denario in questione è l’arco Partico, che doveva essere collocato nel foro romano, nel lato sud del tempio del divo Giulio [32].

Denario coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto tra il 18 e il 17 a.C.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto tra il 18 e il 17 a.C. dove al rovescio si vede l’arco edificato per il trionfo partico

Un altro arco trionfale compare su aurei e denari emessi dalla zecca di Colonia Patricia [33] databili grazie alla sesta potestà tribunizia fra il 18 e il 17 a. C.. Queste monete rappresentano l’arco con tre fornici a volta. Nella maggioranza dei casi si osserva che tutti e tre i passaggi hanno la stessa ampiezza, mentre in alcuni esemplari si notano fornici laterali più piccoli di quello centrale, il cui passaggio è fiancheggiato da due colonne minori sostenenti l’architrave. Su tutti gli esemplari raffiguranti l’arco, l’attico è ridotto ad una base per le statue soprastanti. L’arco centrale è sormontato da una quadriga di fronte condotta da Augusto, mentre i fornici laterali sono sormontati da due Parti in piedi verso il princeps in atto di offrire le insegne militari ad Augusto. La legenda della moneta, SPQR IMP CAESARI AVG COS XI TR POT VI CIVIB ET SIGN MILIT A PART RECVP, toglie ogni dubbio all’interpretazione iconografica del rovescio e l’arco raffigurato va considerato come un monumento relativo alla riconsegna delle insegne militari ad opera dei Parti.

Come ho detto sopra ci sono stati molti studiosi che hanno visto nella moneta del triumviro L. Vinicius l’arco Aziaco e negli aurei e denari della zecca spagnola l’arco Partico [34] e li hanno collocati tutti e due nel foro ai lati del tempio del Divo Giulio. Identificando l’arco raffigurato sulla moneta di L. Vinicius con l’arco Partico porta ad un’incongruenza: o ci troviamo di fronte a due raffigurazioni diverse dello stesso monumento o a due monumenti diversi. È stata avanzata anche un’opinione che afferma che l’arco in questione sia stato progettato, ma mai realizzato [35].

Poco sopra è stato confermato che il monumento raffigurato sul denario del triumviro L. Vinicius del 16 a. C. è sicuramente l’arco Partico del Foro Romano, quindi ci troviamo davanti a due possibilità come da poco spiegato.

Osservando attentamente la raffigurazione dell’arco sugli aurei e denari della zecca di Colonia Patricia salta subito agli occhi la poca cura dei particolari architettonici, praticamente assenti, se non per l’abbozzo delle colonne verticali che sostengono l’attico centrale, e la diversa rappresentazione dello stesso monumento sui diversi conii di monete. Invece, al contrario, l’arco sulla moneta di Vinicio esalta la cura dei particolari architettonici, fino a rendere i diversi capitelli delle colonne dell’arco.

Passando invece alla raffigurazione delle statue sopra gli archi la situazione si capovolge: sulla moneta del triumviro Vinicio troviamo le figure piccole, stilizzate e con gli attributi iconografici appena abbozzati (che ha reso difficile l’interpretazione dei barbari raffigurati); invece nelle monete della zecca spagnola le statue sopra l’arco sono i personaggi principali della scena. Si vedono benissimo le insegne militari e le statue sono più grandi dell’arco stesso, quindi quest’ultimo passa decisamente in secondo piano e diviene il piedistallo della scena raffigurata. Il tutto è chiarito dalla legenda inequivocabile che descrive la scena proposta: la riconsegna ad Augusto delle insegne militari ad opera dei Parti.

Molte di queste considerazioni sono state citate per affermare che siamo davanti a due monumenti differenti [36], ma la cosa più ovvia è che si tratti dello stesso monumento raffigurato con scopi diversi [37].

Quindi ci troviamo di fronte ad un uso iconografico propagandistico delle monete completamente diverso, adattato ai loro differenti luoghi di circolazione.

In uno studio fatto sulle monete emesse sotto l’imperatore Nerone [38], parlando della circolazione monetaria per distinguere i pezzi battuti dalle diverse zecche che circolavano sul suolo imperiale in occidente, salta agli occhi un particolare molto rilevante: le monete emesse dalla zecca di Lione sono state ritrovate, per quasi la totalità dei pezzi, nella Gallia Lugdunense e nelle regioni circostanti [39] (in Britannia, Gallia Belgica, Alta e Bassa Germania, Norico, Spagna, Pannonia, zona a est del Reno e lungo le coste nord del Danubio). Questo dato è essenziale per aggiungere un altro tassello alla ricerca. Si può dire che le monete emesse dalle varie zecche avevano un raggio di circolazione che non copriva tutto l’impero, ma solo le zone limitrofi alla zecca, come le monete che uscivano dalla zecca di Roma venivano usate prevalentemente in Italia.

Fra il 20 e il 15 a. C., anni in cui furono battute le monete con gli archi a tre fornici, in Italia le monete venivano emesse dalla zecca di Roma e nelle regioni occidentali erano in funzione solo due zecche in Spagna (Colonia Cesarea Augusta e Colonia Patricia) [40]. Si può dedurre che le monete spagnole circolassero solo nelle regioni occidentali e centrali dell’impero a nord delle Alpi, mentre Roma colmava il mercato Italiano e forse anche quello delle regioni balcaniche.

Se poi si va a vedere nei particolari le monete emesse dalla zecca di Roma nel 16 a. C. dai tre triumviri monetali in carica [41] e le monete emesse in Spagna da Colonia Patricia negli anni 18-16 a. C. [42] si può vedere che hanno in comune tutti e quattro i temi rappresentati nei rovesci, però con raffigurazioni diverse: l’arco a tre fornici per la riconsegna delle insegne militari ad opera dei Parti, i ludi saeculares, la ristrutturazione delle vie ad opera del princeps e la salute ed il benessere dell’imperatore.

Traendo le conclusioni sulla raffigurazione di questi due archi di trionfo, posso dire che le monete emesse dal triumviro Vinicio raffigurano l’arco Partico nel modo più fedele possibile, lasciando anche l’alto attico per l’iscrizione e cercando di far rimanere proporzionate le statue soprastanti l’arco perché era il monumento che spiegava se stesso e non serviva neanche la legenda per far intuire ai cittadini dell’Urbe che stavano osservando sulla moneta l’arco di trionfo eretto in onore di Augusto per aver riportato a Roma le insegne sottratte dai Parti molti anni prima.

Invece per propagandare la restituzione delle insegne nelle province occidentali dell’impero furono emessi una serie di aurei e denari che raffiguravano l’arco eretto per l’evento ad Augusto; ma quest’arco è del tutto simbolico: chi incise i conii puntava sul far capire a tutti il motivo dell’edificazione di questo monumento e non mostrare il monumento come era fatto. Siamo di fronte ad una rappresentazione diversa dello stesso monumento per far comprendere a tutti l’ideologia augustea raffigurata sul mezzo di propagazione più veloce e capillare dell’antichità, le monete.

Tetradracma coniata dalla zecca di Pergamo sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C.

Tetradracma coniata dalla zecca di Pergamo sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C. dove al rovescio si vede l’arco edificato per il trionfo partico

Con il ragionamento sopra esposto risulta comprensibile anche la raffigurazione del rovescio che compare su cistofori della zecca di Pergamo [43]; nel corso degli studi questo è stato quasi sempre messo in secondo piano rispetto agli archi di trionfo di cui ho parlato sopra. Sul rovescio di queste monete compare un grande arco di trionfo ad un solo fornice con le due colonne decorate con cornici semplici all’interno delle quali ci sono due aquile legionarie; in cima all’arco è collocata una quadriga trionfale condotta da Augusto, mentre nella trabeazione sottostante compare la legenda IMP IX TR POT V la quale fa datare queste monete fra il 19 ed il 18 a. C.. Un’altra legenda, molto più esplicativa della prima, si trova all’interno del fornice dell’arco ed è S P R SIGNIS RECPTIS.

Come gli archi di trionfo che abbiamo incontrato prima, anche questo inneggia alla restituzione delle insegne militari del 20 a. C. e grazie alle conclusioni sopra esposte, senza ulteriori ripetizioni, posso affermare con una certa sicurezza che l’arco raffigurato su questi cistofori emessi dalla zecca di Pergamo era l’arco di trionfo fatto costruire dal senato in onore di Augusto nel foro romano accanto al tempio del Divo Giulio. Anche qui siamo di fronte ad una raffigurazione del tutto simbolica, volta a spiegare il motivo della costruzione di tale monumento e non a propagandare il monumento stesso.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C. con al rovescio la tholos dedicata a Marte Ultore

Un altro monumento inerente alla restituzione delle insegne militari compare su una serie di aurei e denari coniati dalle zecche spagnole di Colonia Patricia e di Colonia Caesareaugusta, dove è impresso al rovescio un santuario variamente raffigurato che rimane costante nei suoi caratteri peculiari: si presenta tetrastilo o esastilo, posto su un basamento di tre gradini, di forma circolare con copertura a cupola sempre decorata con antefisse architettoniche. Al suo interno, a seconda degli esemplari, troviamo l’aquila legionaria e le insegne militari fra le colonne, Marte in piedi a sinistra sostenente l’aquila legionaria e un’insegna e infine un cocchio trionfale con all’interno sempre un’aquila legionaria. Nei diversi esemplari la raffigurazione del santuario è sempre accompagnata da una legenda che può essere MART(is) VLTOR(is) o SPQR. Questo gruppo di monete è stato datate fra il 19 e il 18 a. C. [44].

Questo edificio grazie alla sua esplicita iconografia e alla legenda che lo accompagna è stato sempre identificato come un santuario di Marte Ultore associato alla restituzione delle insegne sottratte alle legioni romane dai Parti.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Cesarea Augusta sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Cesarea Augusta sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C. con al rovescio la tholos dedicata a Marte Ultore

Cassio Dione, quando scrisse dell’avvenuta riconsegna delle insegne militari, affermò anche che <<In seguito, per celebrare questi successi (Augusto) ordinò che venissero decretati dei sacrifici e che sul Campidoglio venisse consacrato un tempio a Marte Ultore sul modello di quello di Giove Feretrio, in cui venissero dedicate le insegne: di questi provvedimenti curò personalmente l’applicazione>> [45]. Inequivocabile sembrerebbe quest’affermazione; infatti, la maggioranza degli studiosi ha sempre sostenuto la presenza di due templi dedicati a Marte Ultore a Roma, definendo “maggiore” quello del foro Augusto e “minore” questo sul Campidoglio [46].

Ma la totale assenza di resti archeologici e la mancata menzione di questo edificio in altre fonti storiche ha portato alcuni studiosi ad affermare che questo santuario o non è mai esistito o fosse stato progettato, ma mai edificato [47].

Innanzitutto si può affermare che il tempio a tholos non sia assolutamente il tempio del foro di Augusto, perché questo ha una forma totalmente diversa e fu inaugurato solo nel 2 a. C. Inoltre non si può neanche pensare che queste monete furono emesse in occasione del voto rinnovato di Augusto nel 20 a. C. per la costruzione del tempio [48].

Aureo coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C.

Aureo coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C. con al rovescio la tholos dedicata a Marte Ultore

Escludendo che la raffigurazione del tempio circolare sulle monete sia il tempio del foro, il Simpson ha cercato di respingere il testo di Cassio Dione affermando che l’autore antico si fosse sbagliato riportando anche altri suoi errori [49]; questa tesi è stata rafforzata dal silenzio di Augusto sulle Res
Gestae riguardo ad un tempio di Marte Ultore sul Capitolino. Augusto sulle Res Gestae affermò: <<costrinsi i Parti a restituire le spoglie e le insegne di tre eserciti romani e a chiedere supplici l’amicizia del popolo romano. Quelle insegne io riposi nel penetrale del tempio di Marte Ultore>> [50]; il penetrale è stato interpretato come l’abside stesso del tempio di Marte Ultore del foro Augusto [51]. Quindi nessuna menzione di un altro tempio di Marte Ultore in un’altra collocazione. Il problema principale che si pone è che le insegne furono restituite nel 20 a. C. e il tempio di Marte Ultore nel foro fu inaugurato solo nel 2 a. C.: nei diciotto anni di attesa dove furono riposte le insegne?

Orazio in una delle sue odi databile dopo il 4 luglio del 13 a. C. (cioè dopo il ritorno di Augusto dalle provincie occidentali) scrisse: << O Cesare, la tua epoca ha restituito rigogliose messi nei campi, ha restituito al nostro Giove le insegne rimosse dalle porte dei templi dei Parti che ne erano orgogliosi…>> [52]; l’autore, che fu contemporaneo degli eventi narrati, affermò in questo passo che le insegne furono restituite a Giove. Ma non ha specificato una collocazione reale, quindi non pensava ad un luogo determinato. La letteratura antica ci ha tramandato vari aneddoti riguardo il gesto sacrilego del togliere delle offerte ad un dio per consegnarle poi ad un altra divinità [53]. Quindi si può ben pensare che Augusto non avesse osato deporre le insegne nel tempio di Giove per poi collocarle nel tempio di Marte Ultore, sarebbe stato un gesto sacrilego e ripugnante per i Romani [54].

Su ulteriori aurei e denari coevi a quelli che presentano la raffigurazione del tempio di Marte Ultore troviamo al rovescio, sempre riguardanti la restituzione delle insegne, Marte in piedi sostenente le insegne militari con la legenda SIGNIS RECEPTIS [55], quindi è improbabile che le insegne fossero riposte in un santuario di Giove.

È molto più probabile che Orazio volesse affermare con quel passaggio dell’ode, che le insegne furono restituite allo stato romano personificato da Giove che è anche il dio della vittoria [56]. Questo dato è confermato da una frase in un’elegia di Properzio: << i trofei dei Parti si abitueranno al Giove Latino>> [57]. Quest’elegia fu scritta prima dell’accordo fra Augusto e i Parti per la restituzione delle insegne e, indipendentemente dalla collocazione futura delle insegne, Properzio disse che il destinatario era Giove, personificazione dello stato romano.

Ritornando al passo dioneo si può leggere un fattore determinante per capire come sono andati i fatti. Gli onori che venivano conferiti ad Augusto si possono distinguere in due tipologie: gli onori votati dal Senato e quelli ordinati dal princeps [58]. Per quelli votati dal senato sappiamo che o vennero
rifiutati da Augusto o vennero momentaneamente rimandati, degli altri non c’è menzione di rifiuto, anzi li curò personalmente Augusto. L’edificazione del tempio di Marte Ultore sul Campidoglio appartiene al secondo gruppo, quindi possiamo pensare che Cassio Dione non si sia sbagliato facendo cadere così le ipotesi che volevano in un errore dello storico [59]. È più realistico e logico in un epoca, come quella augusta, dove le guerre civili sono solo un ricordo vedere sul rovescio di una moneta un’opera appena compiuta o un atto sacro e politico appena svolto piuttosto che solamente il suo progetto.

Si può quindi prendere per buone le indicazioni di Cassio Dione che attesta l’edificazione di questo tempio sul colle Capitolino, non solo per il puro riferimento geografico del tempio, ma anche per la sua funzione, ossia ricevere le spoglie e le insegne riconquistate, funzione che aveva sul Capitolino l’antico tempio di Giove Feretrio, che la tradizione vuole sia stato edificato da Romolo figlio di Marte [60].

Dalle diverse immagini monetali possiamo ricavare che questo edificio era una tholos di piccole dimensioni con copertura a cupola riccamente decorata con antefisse architettoniche. Quasi sicuramente non aveva una statua di culto al suo interno, poiché sulle monete Marte è presente solo in una tipologia, mentre le altre due hanno le insegne militari fra le colonne o su di un cocchio. Per tutti gli altri templi raffigurati sulle monete sia repubblicane che imperiali o si vede la statua di culto fra le colonne o si vede la porta chiusa; quindi questa struttura fa capire che non era un tempio a tutti gli effetti, ma piuttosto una tholos consacrata a Marte Ultore per contenere le insegne fino a che la collocazione definitiva non fosse stata pronta.

Un ultimo interrogativo inerente a questa raffigurazione riguarda il perché la struttura nata sul Capitolino per contenere temporaneamente le insegne militari fosse stata coniata solo su monete “provinciali” emesse dalla zecca spagnola di Colonia Patricia e su tetradrammi asiatici della zecca di Pergamo.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Cesarea Augusta sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Cesarea Augusta sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C. con una quadriga che trasporta un’insegna militare

Questa anomalia si può spiegare grazie a un fatto ben preciso: tutti i monumenti augustei edificati nella capitale che compaiono sulle monete emesse dalla zecca di Roma sono stati dedicati dal senato al princeps oppure sono simboli dello stato romano. Il tempio circolare di Marte Ultore, sebbene collocato sul Campidoglio, non compare nella monetazione augustea di Roma perché è stato voluto e curato personalmente dal princeps. Questo fatto è interpretabile come una rimanenza della Roma repubblicana, dato che nella monetazione repubblicana comparivano solo i simboli dello stato romano rappresentato dal Senato; invece i popoli sottomessi, abituati ad essere governati da regnanti, erano assuefatti ai simboli del potere personale di chi governava, quindi ecco perché troviamo sulle monete imperiali della zecca spagnola questi tempio eretto a Roma per volere di Augusto. Esempio di ciò sono i vari templi o are in onore di Roma e Augusto eretti nelle provincie e rappresentati su alcuni tetradrammi della zecca di Pergamo o sulle monete bronzee della zecca di Lugdunum quando ancora il princeps era in vita: questi erano dei veri e propri culti dell’imperatore in vita, cosa impensabile a quell’epoca a Roma.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C.

Denario coniato dalla zecca di Colonia Patricia sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C. con al rovescio Marte Ultore con le insegne militari

Come ho accennato poco sopra, all’interno del tempio circolare dedicato a Marte Ultore vengono raffigurati, a seconda degli esemplari, anche Marte in piedi mentre sostiene un’insegna militare ed un aquila legionaria ed un cocchio di un carro contenente un’aquila legionaria. Queste raffigurazioni compaiono anche singolarmente su rovesci di aurei e denari emessi dalle zecche spagnole di Colonia Patricia e Colonia Caesareaugusta databili sempre fra il 19 ed il 18 a. C. [61] e come legenda hanno, a seconda dei vari esemplari, SIGNIS RECEPTIS o SPQR. Tali rovesci sono da considerarsi come varianti al tema iconografico centrale della costruzione del piccolo tempio circolare di Marte Ultore e della più vasta ed ovvia propaganda  dell’avvenuta restituzione delle insegne militari fatta dai Parti nel 20 a. C..

Denario coniato dalla zecca di Pergamo sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C.

Denario coniato dalla zecca di Pergamo sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C. con la legenda SIGNIS PARTHICIS RECEPTIS al rovescio

Come ultimo esempio di propaganda monetale sull’argomento di cui ho trattato sono degli aurei e dei denari emesse dalla zecca di Pergamo fra il 19 ed il 18 a. C. [62]. I denari al rovescio riportano solamente la legenda SIGNIS PARTHICIS RECEPTI(S) in tre linee nel campo, mentre le due tipologie di aurei hanno la raffigurazione di un capricorno volto a destra e la legenda SIGNIS RECEPTIS o SIGNIS PARTHICIS RECEPTIS a seconda degli esemplari. Per i denari non si può aggiungere nulla di più perché presentano solamente il rovescio epigrafico, invece per gli aurei è curioso osservare l’accostamento che fecero gli incisori della zecca di Pergamo fra la legenda, volta a propagandare la restituzione delle insegne partiche, e l’iconografia del capricorno che rappresentava il segno zodiacale di Augusto [63]; il perché il capricorno venne affiancato alla legenda inneggiante la restituzione delle insegne militari è spiegabile che, attraverso questa figura rappresentante un simbolo di successo, stabilità e fermezza, gli incisori volevano manifestare la virtus dell’imperatore che era riuscito a “vincere” i Parti, e questi riconsegnarono le spolie delle legioni cadute a Carre nel 53 a. C..

Aureo coniato dalla zecca di Pergamo sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C.

Aureo coniato dalla zecca di Pergamo sotto l’imperatore Augusto tra il 19 e il 18 a.C. con al rovescio raffigurato il capricorno e la legenda SIGNIS PARTHICIS

Riassumendo, si può notare che la propaganda monetale augustea inerente alla restituzione dei trofei militari partici fu pubblicizzata intensamente come una vera e propria vittoria militare, tralasciando volutamente il fatto che in realtà fu ottenuta grazie alle vie diplomatiche; Augusto per questo ne fu molto felice perché evitò una guerra sicuramente logorante e che si sarebbe protratta nel tempo con un risultato incerto. Di rilievo è il differente uso dei temi iconografici fra la zecca di Roma e le altre zecche imperiale sopra citate che emisero aurei e denari: dalla zecca della capitale fuoriuscivano solamente monete aventi dei rovesci che si adattavano di più alla tradizione repubblicana, cioè fu propagandato solamente l’arco di trionfo votato dal senato in onore di Augusto e, attraverso diversi denari, la restituzione delle insegne con un uomo partico inginocchiato sostenete un’insegna. Invece nelle zecche “provinciali” l’iconografia che ornò i rovesci degli aurei e dei denari è pregna di quell’autorità imperialistica esplicita che si osserverà nella zecca di Roma solamente con i successori di Augusto.

 

Gabriele Lepri

 

[1] R. Ges. Div. Aug. 29
[2] Crasso cadde sul campo di battaglia di Carre e insieme a lui quasi 20.000 soldati romani, morti o catturati. La perdita delle insegne militari e delle aquile legionarie non venne compensata neppure dalla fortunata evasione di 10.000 Romani sotto la guida del questore Cassio Longino. Plut. Crassus, 21-23; D.C. XL, 25-28; Sommer 2009, 125; Sartre 2005, 48-49
[3] D.C. LIV, 8, 1; Zanker 1989, 199
[4] Cancellata l’onta della sconfitta partica e riportato il mos maiorum nella politica e nella vita familiare romana, Augusto fece organizzare i Ludi Saeculares, incentrati sulla propagazione del tema dell’Aurea Aetas volta alla fecondità ed alla prosperità; emblema di questa propaganda è il Carmen Saeculares che Orazio compose proprio per i Ludi; CIL VI, 32323
[5] RIC I2, 43, 49, 61, 85
[6] I nomi dei magistrati monetali sono: L. Aquillius Florus, M. Durmius, P. Petronius Turpilianus che furono in carica nel 19 a. C. e L. Caninus Gallus che ricoprì la carica nel 12 a. C.; RIC I2, 61, 73
[7 ]Bisogna ricordare che Cesare, nelle sue monete, raffigurò i Galli sconfitti e sottomessi come barbari, cioè con capelli e barba lunghi e senza toga, simboli espliciti di culture diverse da quella romana; le monete di Cesare con i Galli sconfitti furono emesse solamente venticinque anni prima di queste di cui sto parlando, un periodo troppo breve per poter riproporre il tema propagandistico del barbaro nelle province occidentali da poco conquistate.
[8] Seston 1954, 286-297
[9] Zanker 1989, 103
[10] RIC I2 p. 68
[11] Mattingly 1923, 158-160
[12] Platner Ashby 1929, 34
[13] Richter 1889, 158
[14] Lugli 1946, 197-200
[15] Fra cui Borghesi 1864, 382
[16] Babelon 1885, 552; BMCRR 1910, 49; Hill 1989, 55
[17] Coarelli 1985, 264-265; Gros 1996, 67
[18] Coarelli 1985, 264-265
[19] Illirico, Aziaco, Egiziano; D.C. LI, 19
[20] Kahler 1959, Tav. 2
[21] Ov. Ars. III, 785; Ov. Fas. V 590-595; Verg. Buc. X, 59; Verg, Aen, XII, 856-860
[22] RIC II 324, 325
[23] RIC II 667, 668
[24] R. Ges. Div. Aug. 29
[25] RIC I2 p. 68
[26] D.C. LIV, 19
[27] RIC I2 p. 69
[28] RIC I2 p. 68
[29] D.C. LIV, 8, 4
[30] D.C. LIV, 8, 3
[31] D.C. LIV, 8, 4
[32] Nedergaard 1994-95, 50-53
[33] RIC I2 p. 49-50
[34] Richter 1889, 158; Coarelli 1985 p. 262-265; Gros 1996, 66-67
[35] Simpson 1992, 837-839
[36] Coarelli 1985, 262-265
[37] Nedergaard 1994-95, 50-53
[38] Mac Dowell 1979
[39] Mac Dowell 1979, 15-24
[40] RIC I2 p. 46-51
[41] RIC I2 p. 67-69
[42] RIC I2 p. 49-51
[43] RIC I2, 82
[44] RIC I2 p. 43-45
[45] D.C. LIV, 8, 3
[46] Cassola 1981, 99-118
[47] Smith 1951; Simpson 1977, 91-94; Simpson 1993, 116-122; Spannagel 1999
[48] Bustany 1994, 95-96
[49] Simpson 1993, 119
[50] R. Ges. Div. Aug. 29
[51] Coarelli 2008, 134
[52] Hor. Od., IV, 15
[53] D.C., XXII, 76,2; XLVIII 42; Plin. nat. XXXVI, 43
[54] Cassola 1981, 108
[55] RIC I2 p. 42
[56] Cassola 1981, 107
[57] Prop. , III, 4
[58] D.C., LIV, 8, 3-4
[59] Ipotesi contro il testo Dioneo di Simpson 1993, 116-122
[60] Plut. Rom., 16,5-6; Liv., I, 10
[61] RIC I2p. 43-45
[62] RIC I2, 82-83
[63] Calabria 2000, 108

Bibliografia

B. Borghesi, Oeuvres completes, volume II, Parigi 1864.
Bustany 1994 = C. Bustany, Auguste, les temples de Mars Ultor et les enseignes de Crassus in Rivista storica di antichità n. 24, Bologna 1994, 93-98.
Calabria 2000 = P. Calabria, La moneta romana da Augusto a Settimio Severo, in La moneta greca e romana a cura di Francesco Panvini Rosati, 2000, 105-126
Cassola 1981 = F. Cassola, I templi di Marte Ultore e i Ludi Martiales in Studi F. Grosso. Roma 1981, 99-118.
Coarelli 1985 = F. Coarelli, Foro Romano, periodo repubblicano e augusteo, Roma 1985.
Coarelli 2008 = F. Coarelli, Roma, Guida Archeologica, Bari 2008.
Gros 1996 = P. Gros, L’architettura romana, i monumenti pubblici, Milano 1996.
Hill 1989 = P. V. Hill, The monuments of ancient Rome as Coin types, Londra 1989.
Lepri 2013 = G. Lepri, La propaganda augustea attraverso le monete: studio sui monumenti architettonici, In NAC XLII 2013, 103-120
Lugli 1946 = G. Lugli, Roma Antica. Il centro monumentale, Roma 1946.
Kahler 1959 = H. Kahler, Die Augustusstatue von Prima Porta, Colonia 1959.
Mac Dowell 1979 = D. W. Mac Dowell, Western coinages of Nero, New York 1979.
Mattingly 1923 = H. Mattingly, Coins of the Roman Empire at the British Museum, Vol. I (BMC I), Augustus to Vitellius, Londra 1923.
Nedergaard 1994-95 = E. Nedergaard, La collocazione originaria dei Fasti Capitolini e gli archi di Augusto nel Foro Romano in BCAR XCVI, 1994-95, 33-70.
Platner & Ashby 1929 = S. Platner & T. Ashby, A Topographical dictionary of Ancient Rome, Londra 1929.
RIC I2 = K. Sutherland, The Roman Imperial Coinage Volume 1 Revised Edition, Londra 1984.
Richter 1889 = W. Richter, Die Augustsbauten auf dem Forum Romanum, Munchen 1889.
Sartre 2005 = M. Sartre, The Middle East under Rome, Cambridge, 2005.
Seston 1954 = W. Seston, Le Clipeus virtutis d’Arles et la composition des Res Gestae Divi Augusti, in Comptes rendus des séances de l’année Académie des inscriptions et belles lettres n. 3, 1954, 286-297
Simpson 1977 = C. J. Simpson, The date of dedication of the temple of Mars Ultor in JRS 67, 1977, 91-94.
Simpson 1992 = C. J. Simpson, On the unreality of the Parthian Arch in Latomus 51, 1992, 835-842.
Simpson 1993 = C. J. Simpson, A shrine of Mars Ultor re-visited in RBPh n. 71, 1993, 116-122.
Smith 1951 = H. R. W. Smith, Problems historical and numismatic in the reign of Augustus, Los Angeles 1951.
Sommer 2009 = M. Sommer, Le ragioni della guerra: Roma, i Parti e l’ultimo imperativo di Cesare, in Cesare: precursore o visionario? Atti del convegno Cividale del Friuli, 17-19 settembre 2009, 124-140.
Spannagel 1999 = M. Spannagel, Exemplaria Principis. Untersuchungen zu Entstehung und Ausstattung des Augustusforums, Verlag Archäologie und Geschichte, Heidelberg 1999.
Zanker 1989 = P. Zanker, Augusto e il potere delle immagini, Torino 1989.

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  • claudio ha detto:

    complimenti, e’ un articolo molto interessante.

  • bruno ha detto:

    Un bel ripasso di storia. Da quello che vedo, anche nel coniare le monete, gli antichi travisavano i fatti e non possiamo sapere come effettivamente sono andate le cose. Non aver paura di considerarci ignoranti, perché in effetti lo siamo, (almeno io): questo per chiederti di mettere accanto alle incisioni abbreviate, la dicitura per esteso e magari anche la traduzione.
    Nel commento all’ultima foto dell’aureo hai scritto ”signis parthicis”: forse è una svista confusa con il sottinteso, poiché mi sembra di leggere ”receptis”. è un articolo impegnativo, faticoso da leggere tutto, per addetti ai lavori ed esperti. Io da profano non posso emettere giudizi, ma solo farti i complimenti!

  • CLAUDIO ha detto:

    Ciao Gabriele, per uno come me, che si avvicina or ora a questa materia storica mi reputo fortunato ad averti incontrato, mi piace il Tuo modo di far conoscere agli altri tutto quello che è di Tua grande conoscenza. L’articolo mi è piaciuto tantissimo, cosi come mi piace e mi sta prendendo il libro che Tu mi hai dato e che ho appena iniziato di leggere. Un bellissimo mondo questo delle monete imperiali romane, che per un amante della storia in genere come lo sono io, non potevo trovare miglior maestro. Non sono ancora in grado di dare una valutazione importante a questo articolo, ma solo dirti che a me è piaciuto e interessato molto.
    In attesa di altri Tuoi articoli ti porgo distinti saluti.
    CIAO A PRESTO CLAUDIO.

  • franco ha detto:

    Ciao Gabriele,
    ho iniziato dall’ultimo articolo e cosi li ho letti tutti.
    Grazie per questa opportunità, grazie per le informazioni, non si smette mai di imparare.
    Grazie per la bibliografia, mi sono accorto che mi mancava un libro.
    Ora attendo di ricevere i due libri. A presto.
    franco

  • Alfredo ha detto:

    Ciao Gabriele, come al solito i tuoi articoli sono sempre interessanti, e li sto collezionando tutti. Grazie

  • Vittorio Quaranta ha detto:

    Ciao Gabriele,

    Appena rientrato in Italia desidero ringraziarti dell’ultimo articolo
    Inviatomi datato 23.6 u.s. Non posso certo esimermi dal ribadire
    l’efficacia descrittiva dei tuoi articoli che oltre ad un’analisi tecni-
    ca inerente le monete esprime cognizioni storiche dei periodi pre-
    sì in considerazione che sono assolutamente intressanti e rendo-
    no la lettura scorrevole e appagante. Ti ringrazio e ti porgo i miei
    migliori saluti. Vittorio Quaranta

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