Editto di Costantino: la religione rappresentata sulle monete

By agosto 16, 2015 Uncategorized 5 commenti

In questo articolo ti parlerò delle conseguenza che seguirono l’Editto di Costantino (o Editto di Milano) sulle monete, e in particolare su come la religione venne rappresentata su di esse.

La storia di Costantino

Statua colossale di Costantino conservata nei musei capitolini di Roma

Statua colossale di Costantino conservata nei musei capitolini di Roma

Costantino nacque a Naisso il 22 marzo di un anno da collocarsi intorno al 280, da Costanzo Cloro ed Elena che, quando conobbe Costanzo era proprietaria di una locanda o semplicemente vi ci lavorava; infatti Ambrogio (Ambrogio, Sulla morte di Teodioso, 42) diceva di Elena che era passata dallo sterco al regno, divenendo in seguito una figura di primaria importanza sulla scena dell’impero.
Elena e suo figlio Costantino accompagnarono Costanzo in tutti i suoi spostamenti fino al 290 circa quando, il giovane Costantino si divise dai genitori per essere educato alla corte di Diocleziano, dove raggiunse il grado di tribuno.

Nel 305 Costanzo fu elevato al grado di Augusto e suo figlio cercò subito di raggiungerlo; lo incontrò mentre salpava dalla Gallia alla Britannia, dove vi morì il 23 luglio 306. A seguito di questo evento gli eserciti stanziati in Britannia ruppero il rigido ordinamento tetrarchico dioclezianeo con la nomina a imperatore di Costantino.
Sappiamo che successivamente il nuovo imperatore intraprese diverse campagne militari nelle Gallie dove sconfisse anche il vecchio Massimiano nel 310; per questa notizia, un anonimo panerigista che pronunciò molto probabilmente il suo discorso ad Autun, ricordò in quello stesso anno come a Costantino fosse apparso Apollo – che in quest’epoca si assimilava al dio Sole – in un santuario per profetizzare che egli avrebbe raggiunto il trentesimo anno di regno (Panegirici latini VII, 21, 4).

Il culto del Sole era molto diffuso a Roma e nella parte occidentale dell’impero, soprattutto nelle province di confine, a partire dal regno di Aureliano e, per le sue caratteristiche peculiari, doveva avere diverse affinità con la religione dei cristiani.
Costantino, per divenire imperatore unico della parte occidentale dell’impero, doveva eliminare Massenzio che regnava su Roma e l’Italia. Prima di fare ciò, però, si alleò con Licinio, potente sovrano delle province orientali, e saldò quest’alleanza tramite il fidanzamento fra la sua sorellastra Costanza e Licinio.

Il sogno di Costantino

I preparativi per la battaglia contro Massenzio erano pronti e, nella notte tra il 27 e 28 ottobre del 312 avvenne il sogno rivelatore, il cosiddetto “sogno di Costantino”.
Costantino ebbe la visione in cui il Dio dei cristiani lo incoraggiava alla battaglia e il giorno seguente l’imperatore fece apporre il monogramma di Cristo sugli scudi delle sue truppe; la vittoria presso il Ponte Milvio fu schiacciante e Massenzio cadde in battaglia. Le testimonianze storiche che i letterati antichi ci hanno tramandato riferiscono che Costantino, entrato vittorioso in Roma, non salì al Campidoglio per sacrificare a Giove Ottimo Massimo, pratica secolare in cui tutti i generali e imperatori vittoriosi si erano cimentati per ringraziare e identificarsi con la massima divinità statale romana.

L’Editto di Milano e le conseguenze

 L’Editto di Milano (detto anche Editto di Costantino), promulgato da Costantino e Licinio nel 313, sanciva una netta vittoria per i cristiani e le altre religioni che erano presenti nel tessuto sociale dell’impero poiché riconosceva la libertà di culto e soprattutto che le chiese cristiane poterono organizzarsi anche sotto il punto di vista economico per aiutare gli orfani e le vedove, cosa che prima dovevano fare solo di nascosto poiché erano perseguiti dalle leggi romane.
Nel 319 Costantino emanò una legge che vietava l’attività dell’aruspicina privata, antichissima pratica religiosa italica, e le pene per chi infrangeva la legge erano pesantissime: la pena di morte sul rogo per l’aruspice e l’esilio su un’isola e la confisca dei beni per chi aveva voluto consultarlo (Codice Teodosiano IX, 16, 1); invece nel 321 circa l’imperatore riconobbe il culto pagano come esistente di diritto poiché soprattutto in Italia e a Roma una buona parte della popolazione era di fede pagana, come quasi tutti i componenti del senato di Roma.

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Sol Invictus conservato nel museo nazionale-romano

Agli ultimi anni di vita di Costantino (335-337 circa) è datata l’epigrafe di Spello (CILX, 5265) dove è trascritta una lettera dell’imperatore agli abitanti della città umbra: “Infatti abbiamo concesso agli abitanti di Spello il vocabolo eterno e il nome venerando del nostro appellativo, in modo tale che la città predetta si chiami in futuro Flavia Costante; nel suo grembo vogliamo anche che sia costruita come opera magnifica anche un tempio della gente Flavia, in altri termini della mia famiglia, come voi desiderate, anteposta però a questa osservazione: il tempio dedicato al nostro nome non sia contaminato dalle frodi della contagiosa superstizione”; dalla parte finale di questo scritto è esplicito il riferimento al divieto dei sacrifici pagani. Qui si osserva una certa ambiguità di Costantino verso la religione, dettata dal divieto del vecchio culto pagano, ma contrapposta alla venerazione, tramite il tempio, della famiglia imperiale; tale ambiguità può essere risolta dal fatto che la famiglia imperiale, e l’imperatore in primis, erano elevati a esseri soprannaturali, semidivini, e ciò portava alla manifestazione religiosa del popolo verso gli imperatori.

Cristogramma

Cristogramma

Come si è potuto vedere fin qui, Costantino ebbe un percorso religioso essenzialmente monoteistico e votato prima al culto del Sole e poi al Dio cristiano; l’osservanza del culto solare, probabilmente, fu causata anche perché un convinto credente nel dio Sole era proprio il padre di Costantino, Costanzo Cloro, e questo dovette influenzare la spiritualità del giovane ragazzo. Infatti Costantino tollerò i simboli solari anche dopo il 312, anno della famosa conversione al cristianesimo – che poi dobbiamo pensare che non avvenne in maniera repentina come le fonti raccontato, ma fu un percorso più graduale che andò oltre il 312 – come sull’arco dedicato dal senato nel 315 o sulle monete coniate a suo nome fino al 320. Stando a quello che riferì Costantino a Eusebio e che quest’ultimo riportò nella Vita Costantini (337), la non immediata rottura dell’imperatore con i simboli della religione solare non fu per opportunismo verso quella parte dell’apparato burocratico e dell’esercito che praticava la religione del Sole, ma ha un significato più profondo e la sua radice è nella genesi della sua conversione, che Costantino sentì come il superamento e la precisazione della religione solare e non come l’abbandono e il rinnegamento di essa.

Questo graduale superamento della religione solare per quella cristiana e l’accantonamento della religione pagana che fino a quel momento aveva rappresentato non solo la religione di stato, ma la spina dorsale dello stato stesso, lo si può osservare anche dalle iconografie che compaiono sulle monete di età costantiniana.

Il materiale numismatico

Le divinità che comparvero sulle monete di Costantino sono poche, come del resto era accaduto per gli ultimi imperatori che lo avevano preceduto, discostandosi dall’ampio utilizzo di raffigurazioni divine sulle monete che aveva caratterizzato tutto il II e buona parte del III sec. d. C. .

Oltre al Genio, figura frequentemente utilizzata nella monetazione tetrarchica, troviamo le iconografie di Giove, Marte, Ercole, Roma e Sole.

La presenza perpetrata di Roma non deve portare a pensare ad una esplicita proclamazione del paganesimo di Costantino attraverso le monete poiché, come accadrà anche per la personificazione di Costantinopoli, la raffigurazione umana della dea Roma rappresentava la capitale eterna che a volte si relazionava con l’imperatore (come nel solido con legenda RESTITVTORI LIBERTATIS dove Roma consegna il globo, simbolo di potere e di regno, a Costantino) e quindi l’eternità stessa dell’impero: più che un’immagine religiosa, la dea Roma, raffigurava un’immagine politica.

Medaglione in oro di Costantino

Medaglione in oro di Costantino

La piccola rappresentazione del pantheon pagano con Giove, Marte ed Ercole fu utilizzata per gran parte del regno costantiniano fino almeno a poco prima del festeggiamento dei Vicennalia di Costantino, quindi per due terzi del regno. Tale dato va spiegato perché di fatto l’impero romano era ancora pagano e nel 313, con l’Editto di Milano, si avviò, tramite la libertà di culto, quel lento processo che porterà alcuni decenni dopo Roma e il suo impero verso il cristianesimo. Quindi, legende come IOVI CONSERVATORI su monete di Costantino datate fra il 317 e il 320, anche se egli era divenuto cristiano, mostrano la grande apertura dell’uomo politico Costantino che, sostenendo un’altra religione, mostrava al popolo di fede pagana come l’eterno Giove fosse ben saldo per conservare l’eternità di Roma.

Diversa risulta essere la forte presenza del Sole sulle monete costantiniane. Lo troviamo in una percentuale elevata sui rovesci delle monete di uso quotidiano con varie legende e varie raffigurazioni, che copre quasi tutto l’arco cronologico del regno di Costantino; ma è presente anche sulla monetazione aurea e sui multipli d’oro che, essendo stati coniati in poche quantità per donativi ed elargizioni, dovevano rappresentare la più esplicita e sincera propaganda politica dell’imperatore.

Moneta con al dritto Costantino e al rovescio Sol Invictus

Moneta con al dritto Costantino e al rovescio Sol Invictus

Prendendo ad esempio il multiplo di nove solidi emesso a nome di Costantino dalla zecca di Pavia nel 313, leggiamo al dritto la legenda INVICTVS COSTANTINVS MAX AVG con i busti accollati, a sinistra, di Sol Invictus radiato e Costantino con corona di alloro, corazza, lancia sulla spalla destra e scudo ovale a coprire la spalla sinistra; sullo scudo è raffigurato la quadriga del Sole al galoppo di fronte con, a sinistra, la Terra e a destra l’Oceano. Al rovescio la legenda è FELIX ADVENTVS AVGG NN ed è raffigurato Costantino a cavallo in abiti militari mentre tiene uno scettro ed alza la mano destra; è preceduto da una Vittoria con corona e ramo di palma ed è seguito da un soldato con un insegna militare e una lancia.
Su questo multiplo, che fu emesso in occasione dell’incontro fra Costantino e Licinio a Milano, dove fu firmato il famoso editto, è assolutamente esplicito il dritto che mostra Costantino affiancato al dio Sole, quasi a immedesimarvisi. E questo non è l’unico esempio.

Su un solido emesso sempre dalla zecca di Ticino nel 315 si vedono i busti accollati di Sole e Costantino a sinistra con legenda COMIS CONSTANTINI AVG, mentre al rovescio si vede Costantino in piedi a sinistra mentre riceve il globo da Roma seduta a destra. In questa moneta il rapporto fra Costantino e il Sole è testimoniato, oltre dai busti accollati, dalle legenda che indica la divinità come protettrice di Costantino, mentre il rovescio propaganda la restituzione della libertà a seguito della vittoria di Costantino a Ponte Milvio del 312. Di grande rilievo è anche il multiplo da un solido e ½ emesso nel 320 circa dalla zecca di Sirmium in cui si vede al rovescio l’imperatore Costantino in piedi a sinistra che tiene una lancia e un globo mentre viene incoronato dal Sole in piedi dietro di lui; la legenda che accompagna questa immagine spiega benissimo che si tratta del dio Sole, SOLI INVICTO COMITI. In queste tre tipologie esemplificative si vede come il Sole fosse stato il protettore divino di Costantino per buona parte del suo regno; ma non fu così per tutta la durata del suo lungo governo.

Con il procedere degli anni si assiste ad una costante neutralizzazione dei motivi religiosi sui rovesci imperiali e un proliferare di quelli civici e militari; sono frequenti le mura delle città, i soldati con insegne militari e, con meno costanza, la Vittoria e la corona di alloro. Fra questi iniziò a comparire un piccolo simbolo che rivoluzionò la seguente iconografia delle monete romane e di quelle bizantine: Costantino ha il merito di aver introdotto il simbolo cristiano (Chi Ro) nell’iconografia monetale romana, ma questo all’inizio non ebbe una grande diffusione: la prima moneta, un medaglione d’argento, in cui comparve il cristogramma fu emessa dalla zecca di Ticinum nel 315 e il simbolo cristiano orna l’elaborato elmo di Costantino, a ricordo del sogno rivelatore che precedette la vittoriosa battaglia presso il Ponte Milvio nel 312. Anche in questo caso siamo di fronte ad un emissione particolare, utilizzata per donativi ed elargizioni presumibilmente a ufficiali equestri dell’esercito, visto il rovescio caratterizzato da militari a cavallo posti intorno ad un palco dove vi è l’imperatore intento ad un’arringa.

Costantino con labaro e cristogramma da wildwinds

Costantino con labaro e cristogramma da wildwinds

Esclusa la particolare ed isolata situazione di alcune zecche come Aquileia o Antiochia, in cui diverse monete al rovescio mostrano il cristogramma che alcuni studiosi hanno ipotizzato fosse stato inserito come segno di devozione dagli incisori – funzionante anche come segno identificativo per la zecca – e senza una diretta volontà dell’imperatore, vi è un’altra tipologia monetale emessa nel 337 che mostra al rovescio il labaro con impresso il Chi Ro in cima, che sovrasta il serpente; la legenda che accompagna tale raffigurazione è SPES PVBLIC. In questo caso il monogramma cristiano è utilizzato proprio come simbolo principale nella costruzione iconografica del rovescio e fa pensare ad una pubblica ed esplicita apertura di Costantino verso la religione cristiana.

Conclusioni

Da quanto è stato brevemente esposto si può osservare che il materiale numismatico aderisce alle testimonianze storiche della vita politico-religiosa di Costantino poiché, con il perdurare del suo regno, la religione cristiana aumentava il suo peso all’interno della propaganda e della politica stessa dell’imperatore. Indubbiamente le tappe fondamentali che fecero divenire l’impero romano un impero cristiano furono il sogno rivelatore prima della battaglia presso il Ponte Milvio nel 312 e il famoso Editto di Milano nel 313 in cui si sanciva la libertà di culto, prima tappa fondamentale per il riconoscimento della religione di Cristo.

Nel percorso “spirituale” di Costantino, però, ha un peso notevole la fede riposta nel dio Sole, divinità accolta nel pantheon pagano, ma di chiaro stampo monoteistico. La devozione dell’imperatore verso questa religione orientale la si osserva attraverso le numerosissime emissioni raffiguranti il Sole e soprattutto attraverso le emissioni di solidi e multipli mostranti al dritto i busti accollati del dio e dell’imperatore, che indubbiamente caratterizzano un’identificazione di Costantino verso il dio Sole.
È proprio questo dio che fece da ponte fra il paganesimo e il cristianesimo: Eusebio ci ha tramandato che Costantino stesso aveva rivolto una preghiera al Sole e nel Sole si manifestò il segno di Cristo nel sogno rivelatore del 312. La storia ci mostra come la conversione fu di natura politica, intesa come rapporto fra divinità e stato, di cui l’imperatore era il giusto tramite e fu propagandata in maniera lenta, ma costante, fino a creare un impero cristiano.

Grazie per aver letto questo articolo sull’Editto di Costantino e sentiti libero di lasciare un tuo commento qui sotto.

Gabriele Lepri

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