L’inaugurazione del Colosseo e i troni degli dei sulle monete dell’imperatore Tito

By gennaio 23, 2016 Uncategorized 19 commenti
Sesterzio dell'imperatore Tito con raffigurato il Colosseo

Sesterzio dell’imperatore Tito con raffigurato il Colosseo

Seguendo la divisione cronologica degli autori del Roman Imperial Coinage, l’Amphiteatrum Flavium compare su sesterzi emessi da Tito nel periodo 80 d. C. – 81 d. C. e su sesterzi emessi da Domiziano in per il Divo Tito nell’81 d. C. – 82 d. C. [1]. Vi è rappresentato sul dritto dei sesterzi l’edificio circolare con prospettiva a “volo d’uccello” che permette di osservare la grande maestranza degli incisori: si notano le statue che avrebbero dovuto ornare le aperture ad arco dei tre diversi ordini dell’anfiteatro e la riproduzione delle persone (create con un semplice puntino) che riempivano i maeniana, suddivisi questi dalle scalinate di accesso ai posti a sedere.
Il risultato artistico dell’immagine d’insieme è davvero stupefacente.
Il Colosseo è riprodotto con a fianco la Meta Sudans e una porticus probabilmente riferibile alle terme di Tito inaugurate insieme all’anfiteatro [2]; questi monumenti si trovano invertiti nelle due varianti: Meta Sudans [2] a destra e thermae (?) a sinistra nel primo caso, viceversa nel secondo caso.

L’Anfiteatro Flavio iniziò a costruirlo Vespasiano nei primi anni di regno, ma morì prima di poterlo inaugurare; infatti fu il figlio Tito ad avere questo onore nell’80 d. C., sebbene le parti superiori del monumento non fossero ancora terminate in quel momento; per terminare l’opera Domiziano apportò modifiche importanti, anche nei sotterranei dell’arena.

Denario imperatore Tito con Elefante

Denario imperatore Tito con Elefante

La convergenza dei gusti del pubblico romano e una politica edilizia mirata alla soddisfazione immediata dei bisogni del popolo, agli antipodi con la megalomania neroniana preoccupata prevalentemente dall’esaltazione della sua figura, caratterizzarono la costruzione e l’utilizzo di questo edificio per spettacoli, eretto simbolicamente nel cuore di quella che era la Domus Aurea e più precisamente nell’avvallamento in cui si trovava il lago del giardino [4]. Forse fu proprio questo bisogno pressante di ridare ai romani lo spazio precedentemente tolto da Nerone a portare ad inaugurare l’Anfiteatro Flavio prima che fosse completamente terminato.

L’occasione dell’emissione di queste monete è senza dubbio l’inaugurazione del monumento e i ricchi giochi organizzati che durarono cento giorni [5]. Elkins, nel suo recente studio, ha avanzato l’ipotesi che queste monete rare e dall’iconografia così particolare possano essere state distribuite a ciascuno degli spettatori dei giochi inaugurali dell’80 d. C. o lanciate alla folla come dono durante gli spettacoli susseguitisi negli anni 80 d. C. e 81 d. C.. L’usanza sarebbe stata poi ripresa da Domiziano che avrebbe coniato nuove monete con gli stessi tipi per i giochi in onore del fratello [6]. La studiosa, esaminando tutte le monete conosciute con questa raffigurazione, ha evidenziato che queste furono emesse da cinque coni differenti di dritto per i sesterzi di Tito; secondo i calcoli la somma totale ammonterebbe a non più di 100.000 sesterzi [7]. La cifra sarebbe paragonabile agli 87.000 spettatori che l’edificio poteva contenere stando ai cataloghi regionari; tuttavia la Elkins [8] propende per una distribuzione scaglionata nel tempo, ma non esclude la possibilità del donativo in unica soluzione.

Oltre a questa tesi che può offrire un’immagine unica come quella del Colosseo, una delle particolarità che si può ricavare è che un membro della dinastia Flavia, usò il mezzo moneta come propaganda diretta e immediata per pubblicizzare le opere, in questo caso, compiute. Se l’ipotesi della Elkins fosse vera, cosa che probabilmente lo è, saremmo di fronte ad un uso multiplo della moneta: donativo e pubblicità nello stesso momento, cioè l’inaugurazione dell’anfiteatro.

Denario dell'imperatore Tito con Pulvinar Trono degli-Dei

Denario dell’imperatore Tito con Pulvinar Trono degli-Dei

Nella monetazione dell’imperatore Tito sono presenti aurei e denari che mostrano al rovescio delle particolari iconografie che rientrano nella propaganda dei monumenti architettonici. Nelle emissioni dell’80 d. C. sono rappresentati al rovescio di monete auree e argentee dei sedili riccamente decorati con sopra simboli di divinità, come ad esempio il fulmine che rappresenta Giove [9]. Queste iconografie ricomparvero anche nei primi due anni di regno domizianeo, sempre su aurei e denari [10]. È indubbio che siamo di fronte a dei pulvinaria, cioè dei sedili con cuscini che venivano collocati in templi o luoghi di particolare rilevanza pubblica perché gli dei stessi partecipassero idealmente a determinati eventi religiosi, come in occasione del dies natalis di un tempio, di ludi, oppure in occasioni di gravi calamità che richiedevano specifiche supplicationes [11].

I primi studiosi che si cimentarono nell’interpretazione, lessero queste immagini come simboli delle supplicationes che vennero eseguite a Roma a seguito dell’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. e il grave incendio che colpì la capitale nell’80 d. C. [12], ma tale tesi è poco probabile perché nella monetazione romana non si ha traccia di propaganda di eventi o fatti negativi per la città e l’impero, ma solo di quelli beneauguranti e positivi. In uno studio del 1995, Damsky [13] ha avanzato l’ipotesi che queste emissioni potessero appartenere al complesso propagandistico dell’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio perché furono emesse in contemporanea con i sesterzi che raffigurano il Colosseo e inoltre, dalla monetazione romana provinciale provengono altri esempi di pulvinaria in connessioni con dei ludi [14]. La reale motivazione dell’apparizione di questi rovesci era quindi per celebrare i ludi che seguirono l’inaugurazione dell’anfiteatro. A Roma i luoghi destinati ai ludi, come il Circo Massimo o i teatri, avevano delle piattaforme per collocare i pulvinar [15] ed è molto probabile che questo spazio fosse riservato anche nel Colosseo.

Denario dell'imperatore Tito con Pulvinar Trono degli dei

Denario dell’imperatore Tito con Pulvinar Trono degli dei

In connessione alle monete sopra descritte, che rientrano nella propaganda di inaugurazione del Colosseo, ci sono aurei e denari emessi sempre nell’80 d. C. che mostrano al rovescio un elefante corazzato [16]; questa iconografia richiama esplicitamente le venationes che si svolgevano all’interno dell’anfiteatro ed è l’unica monetazione che presenta un’immagine esplicita dei ludi svolti durante l’inaugurazione. La relativa sicurezza che l’immagine dell’elefante appartenga al ciclo propagandistico dei giochi ci è data dalla copiosa emissione monetale a nome di Filippo I e della sua famiglia in occasione dei ludi per i mille anni dalla fondazione di Roma: nel rovescio di queste monete, oltre a elefanti, compaiono una serie di animali utilizzati durante le venationes per il popolo [17].

Anche Domiziano, nei primi due anni del suo regno, fece emettere sesterzi con la raffigurazione del Colosseo e aurei e denari con i pulvinaria; se si osserva le emissioni domizianee dei primi due anni di regno si può notare che queste iconografie, riprese fedelmente dalle tipologie di Tito, trovarono spazio fra le emissioni che caratterizzarono il regno di Domiziano e cioè le varie raffigurazioni di Minerva.

Colosseo a Roma

Colosseo a Roma

Sappiamo che Tito venne divinizzato subito dopo la morte avvenuta nel settembre dell’81 d. C., mentre Vespasiano gli fu decretata l’apoteosi nell’80 d. C.; con i dati sopra esposti si può osservare una contemporaneità di eventi: l’inaugurazione, e la conseguente propaganda monetale di Tito, dell’Anfiteatro Flavio con la divinizzazione di Vespasiano e la divinizzazione di Tito con le emissioni domizianee relative al Colosseo. Risulta chiaro come l’Anfiteatro Flavio fosse stato usato, politicamente parlando, come principale emblema della liberalitas della dinastia Flavia, la quale rese possibile la restituzione dei terreni e degli edifici sottratti da Nerone per la sua Domus Aurea al popolo di Roma. L’aver pubblicizzato l’edificio e i ludi connessi con l’inaugurazione contemporaneamente alla divinizzazione di Vespasiano risultò essere una scelta propagandistica volta alla glorificazione della dinastia Flavia e la riproposizione domizianea di questi temi in occasione della divinizzazione di Tito ne è la conferma.

Gabriele Lepri

 

[1] Sesterzi emessi da Tito RIC II2 p. 210, n. 184-186; Sesterzi emessi da Domiziano RIC II2 p. 273, n. 131; Hill 1989, 40-41
[2] Ranucci 2009, 360; Darwall-Smith 1996, 88, 90-91
[3] La fontana monumentale, situata all’incrocio di quattro o cinque regiones augustee, sarebbe riprodotta, oltre che accanto all’Anfiteatro Flavio, come tipo principale di sesterzi e dupondi di Tito dell’80-81 d. C. I tre esemplari in tutto che documentano questi tipi sono stati infatti segnalati come probabili falsi da tempo e così sono considerati in RIC II2: per il sesterzio si ipotizza che possa trattarsi di una moneta con Spes rilavorata in epoca moderna; quanto ai due dupondi quello del British Museum appare rilavorato su entrambi il lati, mentre l’esemplare di Parigi è ritenuto falso; RIC II2 p. 209, n. 165; p. 211, n. 205; Hill 1989, 97-98; Giard 1998, n. 28; Ranucci 2009, 360
[4] Gros 2009, 100-101; Mart. Sp., 2
[5] Suet Tito, VII, 3; D.C., LXVI 25
[6] I sesterzi emessi da Domiziano ripropongono il terzo tipo di quelli di Tito, in un caso utilizzando lo stesso conio di diritto; Elkins 2006, 219-229
[7] Si veda ad esempio Sellwood 1963, 217-231; Marchetti 1999, 99-113; invece alcuni studiosi nutrono forti dubbi su questo tipo di calcolo con i coni conosciuti: Buttrey 1993, 335-351; Buttrey 1994, 341-352; Callatay 1995, 289-311
[8] Elkins 2006, 218-220
[9] RIC II2 p. 205-206, n. 106-109, 117-125
[10] RIC II2 p. 266-269
[11] La Rocca 2007, 79; sui pulvinaria si ponevano le exuviae degli dei: in origine struppi, corone realizzate con rami di verbena legati con nastri, poi i loro busti o i loro simulacra o ancora le loro insegne specifiche, come nel caso di queste monete
[12] BMC II, LXXII-LXXIII
[13] Damsky 1995, 59-64; seguito anche da Elkins 2006
[14] Damsky 1995, 66
[15] Suet. Aug., 45,1; Tac. Ann II, 83;. D.C. LIII, 30, 6; LVII, 21, 3, Seneca, Marc. 224
[16] RIC II2 p. 206, n. 114-116
[17] RIC IIII part III, n. 11-25

 

Bibliografia

Buttrey 1993 = T.V. Buttrey, Calculating Ancient Coin Production: Facts and Fantasies, in NumChron CLIII, 1993, 335-51
Buttrey 1994 = T.V. Buttrey, Calculating Ancient Coin Production II: Why it cannot be done, in NumChron CLIIII, 1994, 341-52
Callatay 1995 = F. de Callatay, Calculating Ancient Coin Production: Seeking a Balance, in NumChron CV, 1995, 289-311
Damsky 1995 = B. L. Damsky, The throne and curule chair types of Titus and Domitian, in SchwNumRu 74, 1995, 59-64
Darwall-Smith 1996 = R. H. Darwall-Smith, Emperors and Architecture: A Study of Flavian Rome, 1996 Bruxelles
Elkins 2006 = N. T. Elkins, The Flavian Colosseum Sestertii: currency or largess?, in NumChron CLXVI, 2006, 211-221
Giard 1998 = J-B. Giard, Monnaies de l’Empire Romaine III, Du soulèvement de 68 après J.-C. à Nerva, Paris 1998.
Gros 2009 = P. Gros, La Roma dei Flavi. L’architettura, in Divus Vespasianus. Il bimillenario dei Flavi. A cura di Filippo Coarelli, catalogo della mostra. 2009, 98-109
Hill 1989 = P. V. Hill, The Monuments of Ancient Rome as Coin Types, London 1989
La Rocca 2007 = E. La Rocca, I troni dei nuovi re, in Culto imperial: politica y poder. Actas del congreso internacional 18-20 mayo 2006, 2007, 77-104
Marchetti 1999 = P. Marchetti, Autour de la frappe du nouvel amphictionique, in RBelgNum 145, 1999, 99-113
Ranucci 2009 = S. Ranucci, La monetazione dei Flavi. Caratteri generali e aspetti tipologici, in Divus Vespasianus. Il bimillenario dei Flavi. A cura di Filippo Coarelli, catalogo della mostra. 2009, 358-367
RIC II2 = I. A. Carradice, T. V. Buttrey, The Roman Imperial Coinage, vol. II, part 1. Second fully revised edition, from 69 to 96, Vespasian to Domitian, London, 2007
Sellwood 1963 = D. Sellwood, Some Experiments in Greek Minting Technique, in NumChron 1963, 217-31

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